Biografia

Valdostana, laureata in sociologia, giornalista pubblicista. Appassionata di storia e di archeologia industriale, ricerco tracce di uomini del passato che con azioni nel loro presente hanno inciso l’evoluzione del futuro. Nei miei lavori ne riporto poi testimonianza, affinché non si disperdano negli strati della storia frammenti che spiegano particolarità del nostro quotidiano.

Direttore responsabile di organi di informazione istituzionali, ho collaborato alle pagine locali di testate nazionali.

Impegnata nella promozione di eventi turistico-culturali, sono autrice di testi per trasmissioni televisive e radiofoniche ed ho contribuito alla realizzazione di documentari di carattere storico.

Moderatrice in festival letterari, ho curato biografie di personaggi del passato.

Avevo 18 anni quando ho iniziato a collaborare con giornali e riviste. Fu per una fortuita coincidenza che un giornalista della Sentinella del Canavese mi coinvolse nel mondo della carta stampata. Lo storico giornale, allora ancora settimanale, con sede ad Ivrea, era diretto da Francesco Brizzolara, persona di rare qualità, che mi aprì ad una realtà a me totalmente sconosciuta della quale rimasi subito affascinata. 

Capii quasi subito che scrivere di cronaca non mi era così congeniale. Ho infatti sempre preferito raccontare storie di vita. Tuttavia, passata a collaborare alle pagine locali del quotidiano La Stampa dirette da Piero Cerati, anche di quella mi sono occupata.

Non ho mai fatto però il salto da professionista. Un rimpianto? Forse, ma non ho mai smesso di scrivere, anche su riviste in ambito turistico-culturale. 

Una pluridecennale esperienza come direttore responsabile di notiziari delle Amministrazioni locali ha contribuito a formarmi in quello che è sempre stato il mio mestiere parallelo. 

Intanto negli anni, in me si è insinuato il tarlo della ricerca della storia delle cose. 

Il richiamo dell’incombente ombra dell’immenso edificio abbandonato della prima grande industria della Valle d’Aosta, che aveva legato le storie delle famiglie del paese, autoctone e arrivate per necessità, è stato impossibile da ignorare. 

Poi altre voci sovrapposte mi sono arrivate da tante direzioni, una dopo l’altra. Il castello medievale che per 56 giorni era stato di proprietà del mio trisavolo, la potente prevostura di Saint-Gilles diventata abbazia a 1000 anni dalla sua fondazione, e come non raccontare la vita di componenti della nobile famiglia Challant che hanno intessuto trame politiche con i potenti del  loro tempo? 

Nei miei lavori ho comunque sempre privilegiato il racconto della microstoria, quella delle persone comuni. La vita quotidiana di una comunità attraverso le architetture degli edifici, la rete delle vie di comunicazione, gli eventi e le calamità, i cambiamenti sociali e lo sviluppo urbano.

Mi emoziona toccare la pietra di un edificio pensando che è stata lavorata, tenuta in mano da uomini del passato. Posare i piedi sulla stessa pavimentazione sulla quale uomini in passato hanno preso decisioni che hanno influito sul nostro presente. Essere fisicamente in luoghi dove sono  realmente avvenute vicende, ora solo raccontate. 

Amo accompagnare giovani, residenti, turisti in luoghi che frequentano, sottolineando la stratificazione delle evoluzioni susseguitesi nel tempo come testimonianza di vite vissute in precedenza negli stessi spazi che sono ora i nostri. 

Sono infatti fermamente convinta dell’importanza di avere consapevolezza del passato di ciò che ci circonda e che consideriamo il nostro mondo, per comprendere l’evoluzione che ha condotto allo stato attuale ed eventualmente orientare progetti che incideranno sul futuro.